Il meglio deve ancora venire
TORTONA – 21 luglio 2025. Un incontro carico di profondità spirituale e profetica ispirazione si è tenuto presso la Curia vescovile di Tortona tra Mons. Marini e le Figlie di Nostra Signora della Neve, riunite in apertura del loro Capitolo Generale, al termine di un intenso tempo di esercizi spirituali.
Nel suo discorso, Mons. Marini ha tracciato un percorso esigente ma ricco di speranza, chiamando le religiose a entrare nel Capitolo “con un cuore davvero purificato e puro”, libere da interessi personali, in ascolto dello Spirito e “con il desiderio autentico del bene della congregazione”. Non si tratta soltanto di una purificazione morale, ma di una libertà interiore che nasce dall’essere riunite nel nome di Gesù, nella carità e nella comunione.

“Il meglio deve ancora venire. Questo è l’atteggiamento cristiano. Questo è l’atteggiamento di una persona consacrata.” Con queste parole, Mons. Marini ha voluto infondere alle sorelle fiducia e audacia nell’affrontare un tempo di cambiamento profondo nella vita consacrata. Un tempo che, se vissuto con discernimento spirituale e coraggio, può essere il grembo di una nuova nascita. “La vita consacrata come l’abbiamo conosciuta fino ad oggi sta tramontando, deve nascere qualcosa di nuovo!”
Camminare con fiducia verso le braccia del Padre
A suggellare il senso di questo passaggio, il vescovo ha evocato il quadro di Vincent van Gogh “I primi passi”, nel quale si vede una bambina che si stacca dalla madre per muovere i primi incerti passi verso il padre, che l’attende con le braccia spalancate. “È un’immagine straordinaria del cammino di ciascuno di noi. Il Signore non è dietro, ma davanti. Ci attende con le braccia aperte, pronte ad accoglierci anche quando inciampiamo.”

Questo è il cuore della visione proposta da Mons. Marini: un futuro non da temere, ma da desiderare, da costruire insieme nella fiducia che “il Signore è buono, è buono veramente. Non vuole altro che farvi fiorire, rendere sempre più bella la vita della vostra congregazione.”
Un rinnovamento che fiorisce dalla comunione e dalla verità
Tra i temi centrali dell’intervento, l’appello alla comunione profonda come condizione perché lo Spirito possa agire: “La comunione vissuta cordialmente è la terra sulla quale la grazia di Dio può davvero fecondare la realtà della nostra congregazione.” L’invito è ad abbandonare divisioni, resistenze, paure, e a vivere relazioni fondate su un “amore affettivo ed effettivo.”
Ugualmente forte è stato il richiamo a una rilettura coraggiosa dei consigli evangelici, non nella loro sostanza, ma nelle forme che talvolta oggi rischiano di oscurare la bellezza della femminilità consacrata. “Dio non è cattivo da mortificare l’essere donna per seguirlo. Vuole portare alla fioritura più grande il tuo essere donna e la tua femminilità.”

Contro la divisione, l’arma della carità
Infine, ha messo in guardia contro le due opere più efficaci del maligno: mettere in dubbio la bontà di Dio e creare divisione tra le persone. “Tutto ciò che divide e porta zizzania è opera del maligno. Ciò che viene da Dio porta sempre comunione e amore reciproco.”
Ha concluso con un’esortazione accorata: “Vogliatevi bene, vogliatevi bene. Aiutatevi le une e le altre. Guardatevi con occhi a cuore e cercate il bene di ciascuna della congregazione.” Solo in questo clima di affetto reciproco potrà germogliare il nuovo, il meglio che — come ha ripetuto con convinzione — deve ancora venire!